Sì, si può vendere su Amazon senza partita IVA. Ma la domanda giusta non è se si può: è per quanto, e che cosa succede quando smetti di poterlo fare. Perché il confine non lo decidi tu, e non lo decide un importo: lo decide il modo in cui vendi.

Questa guida dice dove passa quel confine, che cosa Amazon comunica al fisco anche se sei un privato, e che cosa perdi con l’account senza partita IVA — che è la parte che quasi nessuno racconta.

Vendere su Amazon senza partita IVA: quando l'attività è occasionale e quando serve aprirla

Quando la vendita è ancora «occasionale»

Senza partita IVA puoi vendere solo se l’attività resta occasionale: non abituale, non continuativa, non organizzata. È la definizione che discende dall’articolo 2082 del Codice civile, che qualifica come imprenditore chi esercita un’attività economica professionalmente e in modo organizzato; i proventi di un’attività commerciale non esercitata abitualmente rientrano invece fra i redditi diversi dell’articolo 67 del TUIR.

Tradotto in pratica, e questo è il punto che genera più equivoci: non esiste una soglia in euro che fa scattare la partita IVA. Contano la continuità, la ripetitività e l’organizzazione. Vendere sporadicamente qualche articolo di valore alto è un conto; caricare ogni mese centinaia di referenze, gestire scorte e rispondere ai clienti è un altro, anche se il fatturato è modesto.

I 5.000 euro annui di cui si sente parlare esistono, ma riguardano un’altra cosa: superata quella cifra di compensi occasionali scatta l’iscrizione alla Gestione Separata INPS e il versamento dei contributi sulla parte eccedente. Non è la soglia della partita IVA: è la soglia dei contributi.

Amazon ti segnala al fisco, anche se sei un privato

Dal 2023 la direttiva europea DAC7 obbliga i marketplace a comunicare alle autorità fiscali i dati dei venditori, privati compresi, quando in un anno si superano 2.000 euro di vendite oppure 30 transazioni. Basta uno dei due.

Nella comunicazione finiscono nome, codice fiscale, totale delle vendite e informazioni sui pagamenti ricevuti. È una differenza di sostanza rispetto a dieci anni fa: chi vendeva da privato contava sul fatto di non essere visibile, e oggi non è più così.

Per la stessa ragione conviene conservare le prove di quello che fai: ricevute o fatture d’acquisto della merce, estratti conto con gli accrediti, i riepiloghi delle transazioni che trovi in Seller Central. Servono a dimostrare che l’attività è davvero occasionale, se te lo chiedono.

Che cosa cambia fra piano Individuale e Professionale

Senza partita IVA puoi aprire solo il piano Individuale: il piano Professionale richiede il numero di partita IVA in fase di registrazione. La differenza non è solo il canone.

  • Costi. L’Individuale non ha canone mensile ma paghi 0,99 € per ogni articolo venduto, oltre alle normali commissioni per segnalazione. Il Professionale costa 39 € al mese e non ha il costo per articolo. Il pareggio sta intorno ai 40 pezzi al mese, ed è lo stesso numero del punto successivo — non è un caso.
  • Volume. L’Individuale è pensato per chi vende meno di 40 articoli al mese. Sopra quella soglia il piano Professionale conviene sempre, anche solo per aritmetica.
  • Buy Box. Con l’Individuale non sei idoneo alla Buy Box, il riquadro «Aggiungi al carrello» che raccoglie la quasi totalità degli acquisti. È la limitazione che pesa di più, e la spieghiamo qui sotto.
  • Strumenti. Restano fuori Amazon Ads, il Brand Registry, i report avanzati e le promozioni. Non sono accessori: sono le leve con cui si vende.

I dettagli aggiornati stanno nella pagina ufficiale dei piani e delle tariffe di Amazon; il conto completo, commissioni di categoria comprese, lo trovi in quanto costa vendere su Amazon.

Perché senza Buy Box è difficile vendere davvero

Qui conviene distinguere due situazioni, perché il problema è diverso.

Se rivendi prodotti di altri, ti inserisci su una scheda che esiste già, insieme ad altri venditori. Chi non è idoneo alla Buy Box compare nelle «altre offerte», cioè in un elenco che pochissimi clienti aprono. L’unica leva rimasta sarebbe il prezzo, ma quello 0,99 € per articolo se lo mangia. È il motivo per cui la rivendita con piano Individuale, nella pratica, produce pochissimo.

Se vendi un prodotto tuo, la scheda devi crearla, e per crearla serve un codice a barre di cui sei titolare — un GTIN acquistato a tuo nome, oppure l’autorizzazione di chi possiede il marchio. Non basta scegliere un codice qualsiasi. Su come funzionano questi codici abbiamo una guida dedicata: ASIN, SKU, FNSKU, UPC ed EAN.

Creata la scheda, resta il problema vero: farla trovare. Senza pubblicità e senza Buy Box, una scheda nuova parte senza storico e senza visibilità, e il lavoro sulla qualità della scheda prodotto può fare solo una parte del percorso.

Stai per aprire la partita IVA e non vuoi rifare l'account dopo?

Impostare da subito piano, catalogo e codici nel modo giusto costa meno che rimetterci mano quando vendi già. Raccontaci che cosa vendi: ti diciamo da dove partire.

Che cosa rischi se il confine lo superi

Se l’attività diventa abituale e continui senza partita IVA, il problema non è più formale. L’omessa dichiarazione dei redditi comporta sanzioni amministrative, e sopra determinate soglie di imposta evasa si entra nel penale.

Gli importi delle sanzioni sono stati rivisti dalla riforma del sistema sanzionatorio tributario entrata in vigore nel 2024, quindi le percentuali che circolano negli articoli più vecchi non sono più quelle: farsi dire l’importo esatto da chi segue la tua posizione vale più che leggerlo qui. Vale però una regola che non cambia: regolarizzare prima costa sempre meno che regolarizzare dopo.

Quando conviene aprire la partita IVA

Se le vendite crescono, il regime forfettario è il punto di partenza naturale per chi comincia: si applica fino a 85.000 euro di ricavi annui, con imposta sostitutiva al 15% che scende al 5% per i primi cinque anni se ricorrono i requisiti. Il calcolo va fatto sulla tua situazione — non tutti i codici ATECO hanno lo stesso coefficiente di redditività — e lo fa il commercialista, non noi: lo studio con cui lavoriamo su questi temi è un riferimento se non ne hai già uno.

Una precisazione, perché genera equivoci: Amazon offre servizi di compilazione e gestione dei dati IVA per chi vende all’estero, ma la partita IVA non te la apre Amazon: la apri tu, con il tuo commercialista, e resta una tua responsabilità.

Il momento giusto, nella nostra esperienza, è prima che i numeri lo impongano: aprire mentre stai già vendendo bene significa fermarsi, rifare l’account, perdere lo storico. Aprire prima significa partire con il piano Professionale, la Buy Box e la pubblicità disponibili dal primo giorno.

In sintesi

  • Senza partita IVA si vende, ma solo finché l’attività resta occasionale: non è una questione di importo.
  • I 5.000 € riguardano i contributi INPS, non la partita IVA.
  • Amazon comunica i tuoi dati al fisco sopra 2.000 € o 30 transazioni l’anno.
  • Il piano Individuale costa 0,99 € a vendita, si ferma a 40 articoli al mese e non dà Buy Box né pubblicità.
  • Se l’obiettivo è farne un’attività, la partita IVA non è un ostacolo da rimandare: è il primo strumento di lavoro.

Se stai valutando il passaggio e vuoi capire come impostare l’account per non rifarlo dopo, guarda come si comincia a vendere su Amazon oppure la consulenza per chi parte.

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Scritto daCofondatore · account e compliance Amazon

Adriano Linzitto si occupa in Marche Web Marketing della riattivazione degli account Amazon: ricorsi, Piani d'Azione, sospensioni e violazioni di policy, oltre agli aspetti legali e contrattuali della vendita sul marketplace. È coautore de «Il Codice Amazon».

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