Che cosa vuol dire davvero «ottimizzare» una scheda?

Su Amazon la scheda prodotto fa due lavori diversi: decide se compari quando qualcuno cerca, e decide se chi ti ha trovato compra. Sono due mestieri, e si misurano con due numeri diversi. Ottimizzare vuol dire lavorarli entrambi, sapendo quale dei due stai muovendo.

Il posizionamento organico è governato dal sistema di ranking di Amazon — quello che il settore chiama A9, dal nome della società del gruppo che ne curava la ricerca, e più di recente A10: sono nomi del settore, non di Amazon. Comunque lo si chiami, valuta pertinenza, prestazioni di vendita e tasso di conversione, e decide anche chi si prende la Buy Box.

Che cosa è cambiato il 27 luglio 2026?

Se hai scritto le tue schede prima dell’estate, questa è la parte da leggere per prima. Dal 27 luglio 2026 il titolo non è più un campo unico.

  • Item Name — il titolo: 75 caratteri, spazi inclusi. Prima ne valevano circa 200.
  • Item Highlights — campo nuovo: 125 caratteri, per materiali, casi d’uso, elementi di confronto.
  • Il totale resta 200: cambia come sono divisi, e cambia cosa si legge per primo.

Vale su tutti i marketplace, Italia compresa, su Seller Central e su Vendor Central, per tutte le categorie tranne Media. E i due campi Amazon li indicizza allo stesso modo: nessuno dei due conta più dell’altro per la ricerca.

Che cosa succede ai titoli più lunghi

Li riscrive l’intelligenza artificiale di Amazon. E qui c’è la differenza che pesa:

  • Con il Registro Marchi hai quattordici giorni per rivedere la proposta prima che venga applicata.
  • Senza, la riscrittura si applica direttamente.

⚠️ E l’obiettivo di quell’algoritmo è la lunghezza e la grammatica: non la tua strategia di parole chiave, non il tono del marchio, non la conformità normativa di quello che c’è scritto. È l’argomento più concreto a favore del Registro Marchi che ci sia capitato di incontrare.

Preferisci che le schede le sistemiamo noi?

Ottimizzare un catalogo intero a mano è un lavoro lungo, e sbagliare i titoli costa posizionamento per mesi. Lo facciamo come servizio: titoli, bullet, backend search terms, immagini e contenuti A+. Abbiamo lavorato su circa mille account venditore — mandaci due o tre ASIN e ti diciamo che cosa cambieremmo.

Che cosa cambia con Rufus e la ricerca conversazionale?

Dal 2019 a oggi l’algoritmo di Amazon è cambiato profondamente. Il «passaggio da A9 ad A10» di cui si legge ovunque non è un evento annunciato da Amazon: A9 era il nome della società del gruppo che curava la ricerca, A10 è una convenzione dei blog di settore (qui la spiegazione per esteso). Quello che è cambiato davvero è che il motore di ricerca è stato affiancato da due sistemi di intelligenza artificiale che stanno ridefinendo il modo in cui i prodotti vengono trovati e scelti: COSMO e Rufus.

COSMO è il “grafo della conoscenza” di Amazon: costruito analizzando miliardi di comportamenti reali (cosa gli utenti cercano e poi acquistano, cosa comprano insieme), sposta la ricerca dal semplice matching testuale alla comprensione semantica dell’intento. In pratica Amazon non cerca più solo le parole chiave nel titolo, ma capisce a cosa serve un prodotto, per chi è e in quale contesto viene usato. Nei test su una parte del traffico USA, secondo Amazon COSMO ha generato un +0,7% di acquisti e un +8% di engagement degli utenti.

Rufus è l’assistente conversazionale AI con cui i clienti “chiacchierano” per farsi consigliare i prodotti (“qual è il miglior aspirapolvere per chi ha animali?”). Rufus legge e sintetizza titolo, bullet, descrizione, contenuto A+ e recensioni per rispondere: se la tua scheda non comunica chiaramente benefici e casi d’uso, semplicemente non viene citata.

Una precisazione sul nome. Il 13 maggio 2026 Amazon ha ritirato il chatbot Rufus e lo ha sostituito con Alexa for Shopping, che non è più una finestra a parte ma sta nella barra di ricerca e genera panoramiche AI sopra i risultati. Il cambio riguarda gli Stati Uniti: per chi vende su Amazon.it quello che conta non cambia, perché la logica di ottimizzazione è la stessa — l’assistente legge titolo, bullet, contenuto A+ e recensioni, e cita le schede che spiegano bene benefici e casi d’uso.

⚠️ Gira però un’altra affermazione che è bene smontare: che dentro le risposte dell’assistente si possa «entrare ora che la concorrenza è bassa» comprando spazio. Non esiste un formato pubblicitario nuovo: gli Sponsored Products compaiono in quei risultati al posto di dove comparivano prima, senza un’asta separata. Non c’è nulla da comprare in anticipo — c’è una scheda da scrivere meglio.

Cosa cambia concretamente per la tua scheda

  • Meno keyword density, più chiarezza. Ripetere la parola chiave conta meno che spiegare in modo naturale cosa fa il prodotto, per chi è e come si usa.
  • Attributi completi. I campi del product template (materiale, occasione d’uso, target…) alimentano direttamente COSMO: compilarli tutti aiuta a farsi categorizzare e mostrare.
  • Linguaggio orientato ai casi d’uso. Inserisci scenari reali (“ideale per…”, “adatto a chi…”) che Rufus possa citare nelle sue risposte.
  • Contenuto A+ e recensioni come fonti per l’AI. Non sono più solo elementi di conversione: sono il testo da cui l’intelligenza artificiale attinge per raccomandare il tuo prodotto.

In altre parole, nel 2026 ottimizzare una scheda significa lavorare su tre livelli insieme — le parole chiave, la semantica di COSMO e la conversazione con l’assistente AI — senza dimenticare i fondamentali di questa guida. È un lavoro tecnico e continuo: se preferisci affidarlo a un team certificato, scopri il nostro servizio di gestione account e ottimizzazione listing Amazon.

Le tue schede sono scritte per l'algoritmo di ieri?

Con Rufus e la ricerca conversazionale conta come il testo risponde, non quante volte ripete la parola chiave. Molte schede scritte due anni fa oggi lavorano contro: guardiamo le tue e ti diciamo quali vanno riscritte per prime.

Come si scrive un titolo da 75 caratteri?

Settantacinque caratteri sono poco più di una riga. Non ci stanno le liste di parole chiave a cui il mercato si era abituato, e provarci significa farsi riscrivere il titolo da un algoritmo. L’ordine che regge è questo:

  1. Marca — sempre per prima.
  2. Che cos’è il prodotto, con il termine che usa chi lo cerca (non quello interno di catalogo).
  3. L’attributo che decide l’acquisto: quello che distingue il tuo articolo da quello accanto. Uno, non tre.

Tutto il resto — materiale, occasione d’uso, contenuto della confezione, compatibilità — va negli Item Highlights. Non è materiale di serie B: viene indicizzato uguale.

⛔ Restano vietati come prima: maiuscole gridate, simboli decorativi, termini promozionali («offerta», «migliore», «sconto»), e ripetere la stessa parola più volte per riempire spazio.

Che cosa fanno le immagini che il testo non può fare?

Il testo decide se compari; le immagini decidono se ti cliccano. La prima è quella su cui si gioca il clic nella pagina dei risultati, ed è l’unica obbligata: prodotto su fondo bianco, senza scritte, senza cornici.

  • Almeno 1000×1000 pixel, altrimenti non si attiva lo zoom.
  • Una in contesto d’uso: serve a far capire la dimensione reale, che è il primo motivo di reso.
  • Una che risponde a un’obiezione: le misure, il contenuto della confezione, il confronto con un oggetto noto.
  • Un dettaglio ravvicinato su materiale o finitura, dove il prodotto lo merita.
Non è quante schede hai: è come sono fatte

Un catalogo di sette referenze costruite bene vale più di duecento messe su a occhio — e capita più spesso di quanto si creda. La parte difficile non è compilare i campi: è la ricerca delle chiavi e il modo in cui la scheda le usa, e quella competenza in casa è rara. Mandaci le tue referenze principali: ti diciamo che cosa cambieremmo e perché.

Bullet e descrizione: che cosa ci si scrive davvero?

I punti elenco hanno un limite di circa 200 caratteri l’uno, e il lavoro è sempre lo stesso: trasformare una caratteristica in una conseguenza. «Batteria da 3.000 mAh» non dice niente a chi compra; «due ore di autonomia, la casa si pulisce in una volta sola» sì.

La descrizione pesa meno per la ricerca ma è il posto dove si affrontano i dubbi che fanno abbandonare: compatibilità, manutenzione, che cosa c’è nella scatola. Se il marchio è iscritto al Registro, il contenuto A+ la sostituisce visivamente — e oggi è anche uno dei testi da cui l’assistente AI attinge per raccomandare un prodotto.

A che cosa servono i termini di ricerca nascosti?

I backend search terms sono il posto per quello che non puoi scrivere a video: sinonimi, errori di battitura frequenti, il nome dialettale o regionale del prodotto, il termine inglese se in Italia si usa.

🔑 La regola che fa la differenza: ogni termine si scrive una volta sola, nel campo dove pesa di più. Ripeterlo fra titolo, bullet e backend non raddoppia niente — spreca spazio che poteva coprire una variante in più. E il campo ha un limite di byte: quello che ci sta dentro va scelto, non riempito.

Quanto pesa il prezzo sulla scheda?

Pesa due volte: sulla conversione, e sulla Buy Box, che è la condizione per vendere davvero. Ma non è solo questione di essere i più bassi — contano disponibilità, tempi di spedizione e salute dell’account.

⚠️ E c’è una trappola che vediamo spesso: le soglie di commissione. In diverse categorie la percentuale sale al superamento di un prezzo, e alzare il listino di pochi centesimi può farti incassare meno di prima. I numeri, categoria per categoria, sono nella tabella delle commissioni Amazon.

Come si misura se l’ottimizzazione ha funzionato?

Con due numeri, in quest’ordine:

  1. Il tasso di conversione della scheda. Cambia subito, perché dipende da quello che legge il cliente e non dall’algoritmo. Se non si muove, il problema è il testo o le immagini.
  2. La posizione sui termini che ti interessano. Si muove in settimane: Amazon deve raccogliere abbastanza dati sulla versione nuova prima di spostarla.

Guardare la posizione per prima è l’errore più comune: fa cambiare la scheda ogni pochi giorni e impedisce ad Amazon di misurarne una. Cambia una cosa per volta, e lasciale il tempo di dire qualcosa.

Gli strumenti che servono ci sono già dentro Seller Central: il rapporto sui termini di ricerca dice con quali parole vieni davvero trovato, e Manage Your Experiments permette di confrontare due titoli o due immagini sullo stesso prodotto. Sono gratuiti e nella maggior parte degli account che apriamo non li ha mai aperti nessuno.

Da dove si comincia

Se hai schede scritte prima di luglio, l’ordine è: prima i titoli, perché lì c’è una scadenza già passata e un algoritmo che riscrive al posto tuo; poi gli Item Highlights, che sono spazio nuovo che quasi nessuno sta usando; poi il resto.

Preferisci che la parte difficile la faccia qualcuno che la fa tutti i giorni? La ricerca delle chiavi e la stesura sono il nostro servizio di creazione e ottimizzazione dei listing: mandaci due o tre referenze e ti diciamo che cosa cambieremmo, prima di qualunque preventivo.

Domande frequenti

Quanto tempo ci vuole perché una scheda ottimizzata salga?

Il posizionamento si muove in settimane, non in giorni: Amazon deve raccogliere abbastanza dati sulla versione nuova prima di spostarla. La conversione, invece, cambia subito — dipende da quello che legge il cliente, non dall’algoritmo. È il motivo per cui conviene guardare prima il tasso di conversione e solo dopo la posizione: il primo dice se la scheda convince, la seconda arriva di conseguenza.

Quante parole chiave si possono mettere in una scheda?

Non c’è un numero, c’è un principio: ogni termine va messo una volta sola, nel campo dove pesa di più. Ripetere la stessa parola in titolo, bullet e backend non raddoppia niente — spreca spazio che poteva coprire una variante in più. I backend search terms hanno un limite di byte per campo: quello che ci sta dentro va scelto, non riempito.

Conviene copiare la scheda di chi sta primo?

Conviene leggerla, non copiarla. Chi sta primo ci sta anche per storico di vendita, recensioni e prezzo: copiare il testo non trasferisce nessuna di quelle tre cose. Quello che si prende da un concorrente sono i termini con cui viene trovato e le obiezioni che ha deciso di affrontare — poi la scheda si scrive sul proprio prodotto.

Le immagini contano più del testo?

Contano in un momento diverso. Il testo decide se compari nella ricerca; le immagini decidono se chi ti ha trovato clicca e compra. Una scheda con un testo perfetto e una galleria povera prende traffico e non converte; il contrario non prende nemmeno traffico. Servono entrambe, e la prima immagine è quella su cui si gioca il clic.

Ogni quanto vanno riviste le schede?

Non a scadenza fissa: quando cambia qualcosa. Un calo di conversione, un concorrente nuovo, una modifica ai requisiti della categoria, un cambiamento nel modo in cui le persone cercano quel prodotto. Le schede scritte prima della ricerca conversazionale sono quelle che oggi rendono meno del dovuto, perché sono costruite per ripetere una parola chiave invece che per rispondere a una domanda.

Posso farlo da solo seguendo questa guida?

La guida contiene il metodo, ed è scritta perché sia usabile. La parte che in azienda raramente c’è non è la stesura: è la ricerca delle chiavi — capire con quali parole il prodotto viene cercato davvero, quali portano acquirenti e quali solo curiosi. È lì che si decide il risultato, e sbagliarla significa scrivere una scheda perfetta per una domanda che non esiste. Se preferisci che la parte difficile la faccia qualcuno che la fa tutti i giorni, mandaci due o tre referenze: ti diciamo che cosa cambieremmo e perché.

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Scritto daSenior Advertising Specialist

Tommaso Mea è Senior Advertising Specialist in Marche Web Marketing. Si occupa di Amazon Ads — Sponsored Products, Sponsored Brands, Sponsored Display e DSP —, di lanci di prodotto e di analisi con Amazon Marketing Cloud. È coautore de «Il Codice Amazon».