«Devo aprire una partita IVA italiana o mi basta l’OSS?» È la domanda che arriva più spesso da chi vende su Amazon fuori dal proprio Paese — e la risposta cambia a seconda di dove sei stabilito, da dove parte la merce e a chi vendi.

Qui mettiamo in fila le tre strade possibili, con le regole prese dalle fonti ufficiali: identificazione diretta, rappresentante fiscale e regime OSS. Non sono alternative equivalenti, e sceglierne una sbagliata significa accorgersene mesi dopo, quando c’è da sistemare.

Il punto di partenza: dove sei stabilito

Se la tua azienda non è residente in Italia ma fa operazioni rilevanti ai fini IVA sul territorio italiano, devi assolvere gli obblighi IVA italiani. L’Agenzia delle Entrate lo scrive così: «i soggetti non residenti — anche stabiliti in Paesi extra-UE — che intendono effettuare operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto nel territorio italiano possono adempiere agli obblighi IVA nominando un rappresentante fiscale».

Chi è stabilito nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo ha però una seconda possibilità: l’identificazione diretta.

Strada 1 — Identificazione diretta

È il canale con cui un soggetto non residente ottiene direttamente una partita IVA italiana, senza intermediari, e gestisce da sé obblighi e diritti.

Secondo l’Agenzia delle Entrate:

  • si usa il modello ANR/3;
  • è possibile solo per soggetti residenti in altri Paesi UE o in Paesi terzi con cui esistono accordi di reciprocità in materia di imposizione indiretta;
  • la dichiarazione va presentata esclusivamente all’Agenzia delle Entrate — Centro operativo di Pescara, via Rio Sparto 21, 65100 Pescara: allo sportello, anche tramite persona delegata, oppure per raccomandata;
  • vanno allegate una copia del documento d’identità e la certificazione di soggetto passivo IVA nel Paese d’origine.

Strada 2 — Rappresentante fiscale

È la nomina di un soggetto residente in Italia, dotato di partita IVA, che assolve gli obblighi per conto del non residente. È l’unica via per chi è stabilito in un Paese extra-UE senza accordi di reciprocità.

Le due strade sono alternative, non cumulabili. L’Agenzia delle Entrate è esplicita: il ricorso all’identificazione diretta è alternativo alla nomina del rappresentante fiscale, e chi ha già un rappresentante e vuole passare all’identificazione diretta deve prima chiudere la partita IVA aperta a suo nome dal rappresentante precedente.

È un passaggio che va pianificato: chiusura e riapertura non sono istantanee, e nel mezzo le operazioni non si fermano.

Strada 3 — Il regime OSS

L’OSS è tutt’altra cosa e serve a un problema diverso: non aprire una partita IVA in ogni Paese in cui vendi.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, il regime permette di registrarsi elettronicamente ai fini IVA in un unico Stato membro e di presentare un’unica dichiarazione IVA per le vendite effettuate in tutta l’Unione. Copre, fra le altre, le vendite a distanza intracomunitarie di beni, anche quando avvengono tramite interfacce elettroniche, e le prestazioni di servizi a consumatori finali.

Chi era registrato al MOSS al 30 giugno 2020 è stato migrato automaticamente all’OSS dal 1° luglio 2021.

La soglia dei 10.000 euro

Dalle FAQ ufficiali sull’OSS:

  • la soglia di 10.000 € è calcolata su base annua e riguarda il fatturato al netto dell’IVA realizzato nell’anno civile precedente, per vendite a distanza intracomunitarie di beni e servizi TTE in tutta l’UE;
  • si applica solo alle imprese stabilite in un solo Stato membro;
  • si può comunque optare per la tassazione nel Paese di destinazione senza tenere conto della soglia.

Quindi la soglia non è una franchigia universale: se sei stabilito in più di uno Stato membro, non ti riguarda proprio.

Attenzione: l’OSS non copre tutto

È l’equivoco che costa più caro. L’OSS semplifica le vendite a distanza verso i consumatori, ma non sostituisce ogni obbligo locale.

La pagina ufficiale della Commissione europea lo dice chiaramente per il caso dello stabilimento: quando un soggetto passivo ha una stabile organizzazione in uno Stato membro, quello Stato non può essere Stato membro di consumo nel regime unionale, e le cessioni verso consumatori privati in quello Stato vanno dichiarate nella dichiarazione IVA nazionale di quel Paese, non nell’OSS.

Il corollario pratico per chi vende su Amazon: se la tua merce viene stoccata in un altro Paese — come accade con i programmi logistici paneuropei — la tua posizione va verificata caso per caso, perché l’OSS non fa decadere automaticamente ogni registrazione locale. È esattamente il punto su cui conviene farsi assistere prima di attivare un programma, non dopo.

Come si sceglie, in pratica

Sei stabilito in UE/SEE e vendi a distanza in ItaliaValuta prima l’OSS. Se hai obblighi che l’OSS non copre, serve l’identificazione diretta.
Sei extra-UE senza accordi di reciprocitàRappresentante fiscale: l’identificazione diretta non ti è consentita.
Hai una stabile organizzazione nel Paese di consumoQuelle cessioni vanno nella dichiarazione nazionale di quel Paese, non nell’OSS.
Stocchi merce in più PaesiPosizione da verificare Paese per Paese prima di attivare il programma logistico.

Checklist prima di aprire il canale

  1. Scrivi dove sei stabilito e dove hai eventuali stabili organizzazioni. È la variabile che decide tutto il resto.
  2. Elenca i Paesi in cui la merce viene fisicamente stoccata, non solo quelli in cui vendi.
  3. Calcola il fatturato dell’anno precedente, al netto IVA, per vendite a distanza intra-UE e servizi TTE: serve per la soglia dei 10.000 €.
  4. Scegli fra OSS, identificazione diretta e rappresentante fiscale — non «tutte e tre per sicurezza»: identificazione diretta e rappresentante sono alternative.
  5. Se cambi strada, pianifica la chiusura della posizione precedente prima di aprire la nuova.
  6. Allinea i dati fiscali in Seller Central a quelli reali della posizione aperta.

Domande frequenti

L’OSS mi evita di aprire partita IVA negli altri Paesi UE?
Per le vendite a distanza che rientrano nel regime sì, perché ci si registra in un unico Stato membro. Ma l’OSS non copre ogni operazione: dove c’è una stabile organizzazione, le cessioni verso consumatori di quel Paese vanno nella dichiarazione nazionale.

Sono extra-UE: posso identificarmi direttamente in Italia?
Solo se sei residente in un Paese terzo con cui esistono accordi di reciprocità in materia di imposizione indiretta. Altrimenti la strada è il rappresentante fiscale.

Ho già un rappresentante fiscale ma voglio gestire tutto da solo.
L’identificazione diretta è alternativa al rappresentante: prima va chiusa la partita IVA aperta dal rappresentante, poi si procede.

La soglia dei 10.000 € vale per ogni Paese?
No: è un valore complessivo annuo sulle vendite a distanza intra-UE e sui servizi TTE in tutta l’Unione, e riguarda solo le imprese stabilite in un solo Stato membro.

Se vuoi che ce ne occupiamo noi

La scelta fra OSS, identificazione diretta e rappresentante fiscale non è una preferenza: dipende da dove sei stabilito, da dove parte la merce e da quali programmi logistici usi. Sbagliarla non blocca le vendite subito — le blocca dopo, quando c’è da regolarizzare.

Seguiamo questa parte per i venditori che gestiamo, insieme agli adempimenti ambientali e alla conformità di prodotto. Se vuoi capire quale strada è la tua, scrivici: il primo confronto è gratuito.

Le informazioni di questa guida sono tratte dalle fonti ufficiali citate nel testo (Agenzia delle Entrate e Commissione europea) e sono aggiornate ad agosto 2026. Non sostituiscono il parere del tuo consulente fiscale: la normativa cambia e ogni posizione ha le sue specificità.

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Scritto daLuca CarboniCEO e Fondatore di Marche Web Marketing

Linzitto Adriano è Amazon Advertising Specialist presso Marche Web Marketing. Gestisce campagne Sponsored Products, Sponsored Brands, Sponsored Display e DSP per brand italiani ed europei. Certificato Amazon Ads.

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